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Il Brasile conteso
Hai scelto il tuo politico o hai trovato in lui una versione di te stesso?
Il Brasile è cambiato. La politica è cambiata. E, forse senza accorgercene, siamo cambiati anche noi.
Per decenni, la politica brasiliana è stata raccontata dalla televisione, dai giornali, dalla radio e dai grandi partiti. Poi sono arrivati internet, i social media, WhatsApp, gli influencer, gli algoritmi e un nuovo modo di contendersi non solo i voti, ma anche l’attenzione, l’identità e il potere.
Da Enéas a Tiririca. Da Lula a Bolsonaro. Dalle manifestazioni di piazza alle guerre sui social media. Dai politici tradizionali agli influencer che hanno scoperto nella politica un nuovo palcoscenico. Dai dibattiti elettorali al colpo di sedia tra Datena e Pablo Marçal. Ogni episodio racconta una parte di una storia molto più grande.
Qui, sinistra e destra saranno messe davanti allo stesso specchio. Capitalismo, socialismo, comunismo, liberalismo, conservatorismo, democrazia, presidenzialismo e parlamentarismo saranno rivisitati senza il conforto delle facili etichette.
Il libro indaga anche qualcosa di ancora più profondo: cosa succede quando la politica smette di essere soltanto politica e diventa intrattenimento, identità, religione, tifo e algoritmo?
Perché milioni di persone vedono un determinato politico come una speranza, mentre altre vedono esattamente lo stesso personaggio come una minaccia?
Chi influenza le nostre scelte: il politico, la stampa, l’influencer, la famiglia, l’ideologia, la nostra stessa esperienza o l’algoritmo che decide cosa appare sullo schermo?
E quando l’intelligenza artificiale sarà in grado di produrre milioni di messaggi politici personalizzati per milioni di elettori, saremo preparati per la prossima trasformazione?
Il Brasile conteso è un viaggio nella storia recente del paese e nelle forze che hanno contribuito a costruire il Brasile politicamente diviso che conosciamo oggi.
Non è un libro per confermare ciò che già pensi. È un invito a scoprire perché pensi così.
Perché forse la domanda più scomoda della politica non è: «Da che parte stai?» ma piuttosto: «Chi ti ha insegnato a scegliere una parte?»
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