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Quanto della nostra vita resta davvero nostro?
Abbiamo lasciato la terra per la fabbrica, cercato sicurezza nel salario e riconosciuto nel consumo la promessa del benessere. Eppure, per molti, la meta continua ad allontanarsi: lavorare, acquistare, pagare e ricominciare. Come una carota che avanza ogni volta che crediamo di averla raggiunta.
In Speranze disattese, Maurizio Graffei attraversa il passaggio dal Novecento agricolo ai millennial globalizzati e interroga il rapporto fra organizzazione economica e condizione umana. La casa, lo stipendio, la pubblicità, il debito, le aspirazioni dei figli e il tempo lasciato agli affetti diventano le tappe di una domanda: perché il progresso produttivo non si traduce sempre in maggiore autonomia per chi vi partecipa?
Al centro del libro emerge il conflitto fra la dignità riconosciuta a ogni persona e le condizioni economiche che ne limitano l’esercizio. L’autore segue la destinazione dell’eccedenza, distingue il risparmio funzionale dall’accumulazione ostruttiva e analizza il credito che sostiene i bisogni presenti impegnando i redditi futuri.
L’«inganno contabile» diventa così una chiave per interrogare la distanza fra il successo misurato nel bilancio dell’impresa e la continuità della vita economica dei partecipanti.
Alla luce della Dottrina generale della continuità organica e del Teorema Graffei della continuità distributiva dell’eccedenza, il percorso conduce dalla diagnosi alla proposta: ricollocare l’eccedenza nella produzione e nella partecipazione, rendere effettivo l’accesso ai beni necessari e restituire spazio al tempo umano. Una trasformazione da discutere, sperimentare e verificare.
Un saggio di filosofia sociale che intreccia economia, storia, antropologia e psicologia del consumo, rivolto a chi vuole comprendere come si costruisce la dipendenza e quali condizioni possono rendere concreta la libertà.
Comprendere la regola. Restituire tempo alla vita.
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