Marta Lamalfa – Malopasso (2026)

Marta Lamalfa – Malopasso (2026)

FORMATO: EPUB

Quello spicchio di terra stretto fra montagna e mare è tutto ciò che hanno gli abitanti della Tonnara. Gli scogli indecisi tra suolo e abisso, l’ulivo storto aggrappato alla pietra contro le onde e il vento, l’immenso orizzonte azzurro da cui spuntano le Eolie e i loro vulcani. Quasi ci si dimentica, lo sguardo carico di tanta bellezza, delle case addossate e misere della Tonnara, il legno umido che si sfalda, le mani come cuoio graffiato, il sangue di pesce che non si lava mai via davvero. Meluzzo cresce qui, lontano dall’esplosione di benessere che sta cambiando il volto dell’Italia dopo le ferite della guerra. Ha dieci anni, l’età in cui i maschi lasciano le madri e la terraferma e vanno a pescare con gli uomini. Lui, però, ha mani ancora piccole come di femmina e passo leggero, e il nonno, ora che suo padre è disperso, sulla barca non ce lo vuole. Ma c’è la sua fervida immaginazione a riempirgli i pensieri, che gli fa scorgere tesori in una bambola rotta, in un brandello di carta stagnola, oggetti sputati dal mare grande, da un altrove vicino eppure lontanissimo. Per l’altrove c’è un unico sentiero, a filo sullo strapiombo, che valica il monte e mena alla civiltà, proibito a tutti i bambini. Il Malopasso. Meluzzo lo ha percorso sempre sulle spalle larghe e ossute di sua madre, e ora vorrebbe affrontarlo con le sue sole forze. Ma quella soglia tra chi va e chi resta, tra infanzia e futuro, sta cambiando più velocemente di lui. Alla Tonnara si sussurra di una strada in costruzione, e sulla spiaggia si aggira un forestiero. Crescere vorrà dire immaginarsi al di là dell’unico mondo che abbiamo mai conosciuto, guardare verso chi, dall’altra parte, ci sta guardando con la stessa fame di vita.
«Faranno una strada fin su al Paese per andarci anche noi bambini».
«E per farli venire qui, dal Paese?»
«No» ha detto lei. «Qui chi ci vuole venire?»
Hanno scritto de L’isola dove volano le femmine: «Un debutto originale per il tema e soprattutto per una lingua forte, molto personale, modellata con una sicurezza non frequente in una esordiente». Corriere della Sera
«Un romanzo di esordio sorprendente, da non farsi sfuggire». Io Donna
«Scritto con lingua elegante, originale e antica, che solo i grandi narratori mediterranei sanno ben maneggiare». Avvenire

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