Mario Soldati – La casa del perché (1982)

Formato: EPUB
Le quindici prose qui riunite sono tutte o la più parte già apparse nella terza pagina del “Corriere della Sera”; non per questo La casa del perché è un libro di risulta, di ricupero. Anzi, al lettore di gusto esercitato toccherà il piacere di trovare in questo libro, al riparo dalle ambizioni più marcatamente romanzesche, il Soldati di miglior annata. Quali le sue caratteristiche organolettiche? Per essere, in apparenza, della specie degli scrittori estroversi, esposti in piena luce, l’immagine di Soldati è alla fine tra le più difficili da fissare: niente più sfugge di quello che ci sembra di vedere a primo colpo d’occhio. La sua prosa, piana e evidente, senza densità di velature, ha la trasparenza dell’aria; aereo, svagato, è il suo modo di raccontare, vivacemente mobile tra occasione cronachistica e curiosità intellettuale, tra riflessione e attenzione descrittiva. Sicché, pur passando generalmente per uno scrittore realista (anche e più in forza dell’immagine di lui vulgata, di viaggiatore e di uomo di varie esperienze, non esclusivamente letterarie: reporter, regista, connaisseur ecc.), la realtà a cui la sua pagina sembra mantenersi fedele è di continuo dissolta in un’estrosa volubilità di umori e di pretesti. Soldati, allora, scrittore egotista? Non ne mancherebbero certo gli indizi: anche qui l’autore declina a più riprese le sue generalità, insiste non senza civetteria sulla propria estrazione ottocentesca, sulle sue agiate consuetudini borghesi (dall’immancabile rito mattutino del barbiere al facile-difficile rapporto col denaro e tant’altro ancora); ma non occorre molto per accorgersi che anche l’autobiografia è un mezzo, non il fine della sua scrittura, e che questa è tutta calata in se stessa, nella ricerca di una calibrata partitura ritmica. Le suggestioni della realtà esterna, quanto più ricche, non meno che le intrusioni in prima persona, quanto più insistite, non sono che i materiali di uno scaltrito gioco di contrappunto; e i casi di coscienza dei suoi personaggi, le sorprese e i colpi di scena della narrazione (lo vide bene un lettore come Cecchi) hanno soprattutto una portata musicale. Tanto più dove la pagina si libera da forzate ambizioni inventive per stringersi a un suo asciutto tema conduttore: così in racconti veri e propri, come «Il baciamano» o «Scherzi di fine agosto», o in certe prose di sobrio disegno come «La casa del perché» (da cui ha titolo il libro), trattenuta sul difficile equilibrio tra tentazione e elusione del mistero, o «Il vino di Montale», dove il sottile motivo della solitudine, della vecchiaia, della morte (non dei soli uomini, ma dei paesi dell’Appennino ligure, diciamo dell’antica civiltà italiana) è discretamente intrecciato al resoconto diaristico; e se ne serve da supporto e da schermo. Dante Isella

 

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