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Un dossier da leggere in una sera: il caso completo in circa due ore di lettura (circa 24.000 parole).
Milano, 18 marzo 1986. La Corte d’assise condanna all’ergastolo Michele Sindona come mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato che liquidava la sua banca. Due giorni dopo, nel carcere di Voghera, il banchiere beve il caffè della colazione e dice agli agenti di essere stato avvelenato. Muore il 22 marzo senza essersi più svegliato. Il cianuro è nel bicchiere, non nel termos sigillato. L’inchiesta concluderà per il suicidio, con una formula rimasta celebre: un suicidio attraverso la simulazione di un omicidio.
Che cosa accadde in quei quattro giorni?
La sentenza letta davanti a un banco vuoto. La colazione nel reparto di massima sicurezza dove ogni pasto viaggiava chiuso e sorvegliato. Il ricovero in rianimazione, l’inchiesta avocata dalla procura generale di Milano, le reazioni del mondo politico, la perizia che trovò il veleno soltanto dove il caffè era stato versato.
Chi era Michele Sindona?
Un avvocato tributarista partito da Patti, diventato uno dei banchieri più potenti d’Italia e d’America: la Banca Privata Finanziaria, la Franklin National Bank di New York, il crack del 1974. Poi la fuga, il finto sequestro del 1979 con il rientro clandestino in Sicilia, la condanna americana, la consegna all’Italia. E di fronte a lui Giorgio Ambrosoli, il commissario liquidatore che non accettò di coprire ciò che aveva scoperto e fu ucciso sotto casa l’11 luglio 1979.
Come arriva il cianuro in una delle celle più sorvegliate d’Italia?
Il dossier mette in fila gli argomenti dei magistrati che indagarono: la perizia, l’esperimento sull’odore del veleno, il precedente di New York, il carattere di un uomo abituato alla simulazione. E dà spazio alle voci di chi non ha mai creduto al suicidio, sempre attribuite a chi le ha sostenute e accompagnate dal loro esito.
Che cosa resta aperto?
Da dove venne il veleno e per quali mani passò. Che cosa contenesse la lista dei cinquecento, mai trovata. Perché, secondo alcune ricostruzioni, pochi giorni prima un uomo legato ai servizi americani andò a trovarlo in carcere. Le domande che le carte non hanno chiuso restano aperte anche qui, senza risposte inventate.
Nessun dialogo inventato, ogni fatto verificato.
Ogni nome, data e citazione è stato controllato su più fonti: sentenze, atti parlamentari, giornali e agenzie dell’epoca, studi successivi. Dove le fonti non concordano, la divergenza è dichiarata. Nessun verdetto dove la giustizia non lo ha pronunciato.
L’apparato in breve: una cronologia con le divergenze tra le fonti, la pagina In memoria e Le carte di questa storia, con libri, atti e articoli consultati.
Perfetto per chi ama i misteri italiani del Novecento, le storie di finanza, mafia e logge segrete, il true crime documentato e i libri che si leggono d’un fiato.
I Dossier di Francesco Ferretti, volume 2. Casi veri, raccontati per intero in un libro breve, con la misura dichiarata. Nella stessa collana: Portella della Ginestra. La festa sotto il fuoco.
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